Anno VIII -

 

 

 

 

Quando il silenzio parla . . .

 

 

 

23.07.2014

di Maria Giovanna Iannizzi

 

 

 

 

 

 

Il silenzio… Chi di noi non si è mai soffermato a pensare in silenzio all’importanza che riveste a volte il silenzio nei rapporti umani?

Tutti sappiamo che cos’è il silenzio, ma non sempre siamo portati a viverlo e a sperimentarlo. Siamo circondati da suoni anzi, a volte li cerchiamo anche nel lavoro e sul lavoro, perché ci illudiamo ci aiutino nella concentrazione. Potrebbe essere vero. Anch’io, quando scrivo o mi preparo una lezione utilizzo la musica come sottofondo. Questione di abitudine? O solo un modo per non voler essere da soli con se stessi?

Il silenzio è assenza di suoni, di rumore, ma non è assenza di parole. E’ una termine che si contraddice, perché parla sempre, anche attraverso le cose non dette, le emozioni sussurrate, i turbamenti trasmessi, la tacita intesa di  uno sguardo, di un contatto fisico, di un sussulto.  Il silenzio, quindi, ha un suo linguaggio e una sua pedagogia.

E’ davvero strano: sappiamo quanto sia importante il valore del silenzio, ma non facciamo che utilizzare sempre e dovunque le parole per comunicare. E’ giusto che sia così, ma non dobbiamo dimenticare che il silenzio spesso insegna più delle parole: insegna a pensare, a meditare, a stupirsi e stupire, a scegliere, a ritrovare se stessi, a ricominciare. E poi, insegna ad ascoltare.

Chi sa ascoltare solitamente  sa far tacere il proprio mondo per mettersi in contatto con quello dell’interlocutore che ha davanti a sé. L”efficacia del silenzio è l’efficacia dell’uomo che sa aspettare e scegliere.

Spesso il silenzio fa paura, perché la meditazione ci può anche far cambiare idea su noi stessi – principalmente-  e poi sul mondo e sugli altri. Il silenzio comporta un volersi mettere sempre in gioco: il gioco del pensiero che non si arrende ad un risultato e vuole trovarne un altro che sia più efficace e completo, utile e attento. O il gioco della sfida, che fa paura, ma stimola all’incontro e allo scontro con l’altro o con un modo diverso di approcciarsi ai problemi, di ottenere risultati.

Chi ama la montagna e i paesaggi marini sa che cosa sia il silenzio e quale sia la sua importanza. Qualsiasi forma di arte e di bellezza, si contempla in silenzio e l’uomo – forse – è la creatura che racchiude in sé un potenziale infinito di magico silenzio, sempre a propria disposizione. Per questo il silenzio è anche un dono: ottenerlo e regalarlo è spesso un’ardua impresa.

“Taci!” scrive D’Annunzio in una sua celebre poesia, La pioggia nel pineto. “Taci” dirà e poi: “Ascolta”. Non si può ascoltare se non si sa e non si vuole tacere.

Tacere è una virtù propria di chi sa far azzittire il frenetico mondo esterno ed interno per dare luogo alla riflessione, all’accoglienza dell’altro, che sempre è pronto a “rivelarsi”.

Imparare a tacere è un’arte, che migliora le relazioni umane e sviluppa la comunicazione assertiva.  Il silenzio ha un suo tempo, come in musica, che bisogna rispettare. E per capirlo  e viverlo siamo noi a doverci liberamente sintonizzare attraverso la tranquillità e l’armonia, la pace interiore.

Le parole a volte sono inutili, futili e vane. Il silenzio, invece, sarà sempre necessario, anche nel dolore.

E’ una conditio sine qua non per creare reciprocamente  relazioni stabili e gratificanti, intense ed appassionanti, stimolanti e vere.

San Giovanni della Croce sintetizza in poche righe l’importanza del silenzio:

Tacere di sé è umiltà
tacere i difetti altrui è carità
tacere parole inutili è penitenza
tacere a tempo e a luogo è prudenza
tacere nel dolore è eroismo.

Saper parlare è un vanto di molti
Saper tacere è una saggezza di pochi
saper ascoltare
una generosità di pochissimi.


Poche battute per ricordarci che il nostro modo di comunicare risulterà inappropriato e inefficace – e qualche volta anche socialmente scorretto – se perdiamo di vista l’importanza del silenzio.  Chi valorizza nel suo silenzio interiore i cambiamenti e gli strumenti comunicativi propri e altrui, non sentirà il bisogno di umiliare o di offendere, di squalificare o demoralizzare gli altri, ma saprà comportarsi con intelligenza emotiva sempre, in ogni situazione, senza correre il rischio di voler primeggiare e vincere a tutti i costi.

Si impara molto col silenzio e nel silenzio e forse la lezione più bella sarà quella che ci aiuterà a rialzarci e a riprendere il cammino, con uno sguardo diverso, sicuramente più maturo e umanamente più ricco.

 
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