Anno VIII -

 

Vincenzo Quagliarulo… barbiere


L’ I N T E L L E T T U A L E …     L’ O  P  I  N  I  O  N  I  S T  A  . . .


I L   P  O  L  E  M  I  S  T  A  . . .     I L   M  O  N  O  L  O  G  H  I  S  T  A  . . .

 

(24.04.2014)

di    Alfredo Labate Grimaldi

 

…avete visto che ormai la Televisione non è diventata altro che:

Un ricettario di cucina (non c’è rete che non disponga in ogni dì e ad ogni orario, d’una trasmissione di cucina tenuta da donne e uomini, cantanti, attori, scrittori, fino a ieri insospettati  grandi chef).

Specie in tempi di crisi “il mangiare” ha sempre pagato.

Poi… una lunga sequela – una ogni giorno – e nei più impensati orari, anche oltre mezzanotte, di trasmissioni politiche che di “politico” non hanno niente, ove non si parla mai di problemi concreti, ma non si fa che della vacua e bassa  dietrologia, ricamando, anzi cesellando (la pagnotta se la devono guadagnare anche i conduttori e relativi “ospiti”), su quello che potrebbe essere, su quello che forse domani sarà o non potrà essere, su quello che un politico ha detto, che poi un altro ha raccolto ed a cui  ha risposto per le rime, ma che poi quello di prima s’è subito rimangiato quello ch’aveva detto, dicendo che era stato frainteso… E fatemi prendere fiato!

Insomma, una piazza di mercato di paese dove soltanto si litiga, soltanto si grida, soltanto ci s’insulta, una bassa, volgare piccola brigata di personaggi  che per “tirar quattro paghe per il lesso” di carducciana memoria, non fann’altro che i “rissaioli”, dove il conduttore di turno tutto fa, tranne che sedar la rissa perché, si sa, fa sempre spettacolo la rissa, intanto il pubblico da casa, quasi come un pervertito sessuale gode assai, e lo share s’alza pure…

In questi due ultimi casi, sia i talk show politici che le piazzate ad arte – che son la stessa cosa -  dove volano anche insulti tipo “vaiassa” o altro… (per il termine “vaiassa”, consultare un dizionario napoletano/ italiano o chi ne sia sprovvisto, può consultare un buon dizionario che riporti anche i regionalismi o termini dialettali italiani) ci son sempre i famosi  “ospiti di turno” che sono illustri sconosciuti docenti universitari – al cui posto io preferirei  invitassero la classica ben più informata “casalinga di Voghera” che se ne intende certamente di più, in tutto e specie in “Economia” - o lo scrittore venuto a promuovere il suo ultimo libro, il politico in cerca di visibilità, il regista venuto a promuovere il suo ultimo film o immancabilmente, in mancanza di tale specie, un qualsiasi regista che sia però … “in quota” (sì… così si dice – non lo sapete?... –) di “sinistra” “territorio”dove, lo si sa, son sempre più intelligenti e, sicuramente, … “intellettuali di professione””; e non manca poi, mai, dico mai, il personaggio di turno che il bravo conduttore presenta come Mario Rossi… “intellettuale”.

Ma… scusate…  “l’intellettuale” ma… che mestiere  fa???... e come si guadagna il pane?

Mi  chiedo: dobbiamo picchiare il conduttore di turno che usa questa terminologia, oppure lo stesso intellettuale che si spaccia per tale e che, quindi, furbescamente mangia alle nostre spalle e gabbandoci pure?

Mi mettono e in ansia,  poi… i destini dei figli di codesti signori classificati come… “intellettuali”…  i quali, dinnanzi al classico tema mai tramontato di moda alle elementari… “Il lavoro di mio padre” (tema assegnato anche perché l’insegnante di turno, talvolta - ma solo talvolta! -spesso ama farsi  i “fatti  altrui”) i quali poveri  bambini che scrivono tale termine - perché di fatto il babbo non fa nulla di visibilmente concreto - si vedranno sottolineare i citati termini con la famigerata matita blu e col seguente “commento domanda” dell’insegnante dalla insoddisfatta curiosità:  “Sì, ma… che fa???”

E c’ha pure ragione che s’incacchia. Ma io penso al pianto – credetemi ! – di quel povero bambino che chiamato alla cattedra per ulteriori spiegazioni, risponde fra le lacrime… “io non lo so… ma so che in televisione…  dicono così!...” E giù, lacrimoni e vergogna infinita dinnanzi a tutta la scolaresca sghignazzante, perché sappiate che i bambini, all’occorrenza, sanno essere anche molto cattivi e… “giusti”!

Ora… non so se vi è occorsa la tragica avventura - appunto in una di queste pseudo trasmissioni di cui si parla - anche di sentire presentare, ad esempio,  “Nicola Verdi”,  come…. “opinionista”!!!…..

  • O  p  i  n  i  o  n  i  s  t  a  ! ! ! …….
  • E… cosa mai fa…  “l’opinionista? Cioè… come si procaccia il lecito, giusto e sudato desinare per sé e per la sua famiglia?

Opportunamente consultato un dizionario della Lingua italiana, in poche parole, lo stesso dice che… “opinionista è colui che, interrogato su qualcuno o qualcosa, dà  una risposta all’interrogativo propostogli, ma tale risposta è soggettiva, in quanto derivante dalla sua personale opinione  e  che, quindi,  evidentemente può rivelarsi fallibile”.

Ma da nessuna parte, logicamente, risulta assolutamente che delle proprie opinioni se ne possa fare un mestiere o professione che notoriamente non esiste  e quindi, se tutti possono dare ed hanno il diritto di dare opinioni su persone, accadimenti  o cose, niuno, però,  può autoqualificarsi “Opinionista”, per il semplice fatto che non figura la professione dell’opinionista…!

Appunto, avete visto mai un biglietto da visita ove sotto il nome e cognome fosse scritto “opinionista”?

Io… mai: sarò sfortunato !

In dette trasmissioni televisive il meglio, il clou del tutto, il “piatto forte”, diciamo – ne parlavamo prima - è la zuffa.  E capita- talvolta - che il bravo presentatore  come diceva il grande Arbore – presenti  il tal personaggio come…   “polemista”.

Non mi risulta nemmeno stavolta che esista la professione o il vil mestiere del…  “polemista”.  Che… in un buon dizionario, se andate a cercare detta parola, vi sarà spiegato bene o male che, in sintesi,  è quello che, in una discussione,  ama rompere i cosiddetti  zebedei, così, per il sol gusto di romperli…

Ora, per amor di patria, ma soprattutto, per non incorrere nelle ire del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei  Giornalisti, non mi fate citar nomi, ma li conoscete bene, perché avete visto sempre, in tante trasmissioni televisive – tanto per citarne uno soltanto, ma è quello che fa di tutto per farsi notare di più! -  quello giovane, di bell’aspetto…  con il suo eterno  look un po’ demodé anni trenta, anche nella pettinatura esageratamente impomatata e con la scriminatura alla Rodolfo Valentino e l’eterno gessato. Può darsi anche che si guadagni il pane onestamente scrivendo, ma  temo molto  che lo faccia  - o che abbondantemente,  a dismisura, anzi,  arrotondi le entrate -   appunto, principalmente,  con le ospitate,  o meglio, col far polemica e basta, senza costrutto alcuno e con il solo intento di fare e dare spettacolo: e che solo a tal fine, lo chiamino!

Poi… c’è quello che, anche se con i denti gialli, esercita sulle donne, specie sulle sue allieve, un certo fascino trascendentale, con la sua erre arrotata, dal look volutamente trasandato  (che pare faccia tendenza in un certo mondo intellettualoide di falsa sinistra) e che spocchiosamente, quando  parlan  gli altri, di continuo  sbuffa ed alla fine conclude che il suo interlocutore ha detto un mare di cazzate. Egli – il nostro – il mestiere ce l’ha e pure dignitoso ed onorevole, almeno di facciata - non sapendo, però,  quanto ed in qual misura egli lo onori – ma il suo vero mestiere, dall’alto della sua spocchia quando interviene in TV, è solo quello di sbuffare…  evidenziare stato di forte malessere, prima, quando hanno la parola i suoi interlocutori, lasciando far capire con simili segnali d’impazienza, che solo egli è il vero profeta, detentore della Verità. Poi, quando parla lui, non fa altro che solo e soltanto, con evidente sufficienza,  polemizzare, criticare tutto e tutti ed infine, esser maleducato, poiché due volte su tre, fa il colpo di scena ed improvvisamente s’alza e va via, abbandonando la trasmissione, anzi… la “scena”.

Se poi si parla di un polemista di professione,  ma d’eccezione – e così, proprio con le ospitare si paga i suoi “vizi”, quello  è Vittorio Sgarbi, ma…

Sgarbi ( professore abilitato, esimio critico d’arte,  già funzionario di Sovrintendenze ai Beni culturali, Politico, Amministratore, Sindaco più volte, scrittore, colto affabulatore che con la sua dialettica conquista), se permettete, il mestiere di critico d’arte lo fa egregiamente, anzi… “incanta” quando vi parla di Storia dell’Arte, ed i suoi “vizietti“ son soltanto due e perdonabilissimi: lisciarsi femminilmente  la fluente chioma quasi come una bella donna - conscio di quanto valga e piaccia è raro narcisista di professione – ed arricchire la sua casa, di costose, magnifiche opere d’arte!

Be’… se il vizio è quello citato, fa più che bene a far le ospitate e a dar spettacolo con finti “incazzamenti” e ripetendo all’infinito… “capra”, “capra”, capra” e così via. E poi – diciamolo! – che se in Italia c’è uno, degno di avere una cattedra universitaria, questo è proprio Vittorio Sgarbi: infatti non ce l’ha! E non è questa la prova del nove delle “baronie politiche” e delle “baronie… parentali…???

Per darmi ragione, leggete qualche suo libro di critica d’arte o procuratevi… “puro incantamento”, ascoltandolo in una sua lezione o mentre vi illustra un’Opera d’Arte! E se lui gioca a fare il “polemista”, sapete che vi dico? Anzitutto è così sfacciato che lo faccia per professione, che d’ufficio va assolto e poi… sentite… come lo sa fare lui, non lo sa fare nessuno: lo faccia quindi e dica “capra” all’infinito, che anzi, ci fa ridere pure!

Infine, almeno, non lo presentano come… “polemista”, ma come Vittorio Sgarbi!... E questo è il motivo principe per “assolverlo”!

Non molo tempo fa sentii presentare un illustre e valoroso personaggio politico dell’ex P.C.I. con i giusti e tutti  strameritati appellativi di…

“Politico”, “giornalista”, “scrittore”, ma poi, infine, anche di… “polemista”!...

Ma dai -  carissimo e  pur bravo conduttore! -  ma se permetti, se io fossi stato nei panni di quel  veramente illustre personaggio, al minimo mi sarei alzato e me ne sarei andato via, bofonchiando anche un appena accennato, educato “Vaffa”!

Io, di politico e vero, valentissimo polemista d’eccezione, ho conosciuto solo il grande Giancarlo Pajetta (il “ragazzo rosso” com’era chiamato!), ma a sentirlo -  a parte la cultura, la fede e la passione politica e la veemenza con cui metteva in campo le sue idee - i suoi interventi  polemici alla Camera, sì ch’erano semplicemente…  un vero spettacolo!

Sempre ad opera di…  “bravi” presentatori e conduttori, dunque, molti personaggi,  ospiti in varie trasmissioni televisive,  vengono presentati al pubblico con gli “inqualificanti”, deludenti, vacui  ed in verità alquanto risibili appellativi di… “Opinionisti”… “Polemisti”…

Con il termine di “polemista”,  Amici miei,  io “credea”  d’aver raggiunto il fondo, ma  ahimé io non “sapea” che…

Mi  sarebbe  toccato ascoltare, nella presentazione dei  vari  ospiti in un talk  show, uno che il conduttore di turno definì…

Signori…  drizzate le orecchie…!

“   M  O  N  O  L  O  G  H  I  S  T  A  “  ! ! !  ………………

Sì, avete letto bene, sì,  proprio “monologhista”. E lo so che di punti sospensivi se ne metton solo tre, ma, qui, permettetemi, vien spontaneo di metterne trentatre!

Direbbe il nostro amico Pierluigi…

Ma… dove siamo… in un pollaio a solleticar il culo delle galline con la speranza che c’esca l’uovo???...

E  vi immmaginate  voi, il signor Verdi che avendo conosciuto pochi istanti prima il signor Rossi, alla solita domanda …  - “E Lei, Signor Rossi, di cosa s’occupa?” -  gli vien come risposta… “Io sono “un monologhi sta”?...

Minimo, il sig. Verdi  diventerà, in barba al suo nome, bianco in volto e penserà che il suo interlocutore o ha già bevuto qualche Martini di troppo o, peggio, lo sta prendendo per il classico… “c”!

Insomma, miei cari, col termine  “monologhi sta”, io credo  che si sia toccato veramente il fondo della vacuità umana: quanto meno, quello dell’intrattenimento televisivo o, meglio. quello  degli addetti allo stesso.

Cioè, ragazzi, ma avete capito che quando il tal dei tali vien definito… “Opinionista”…  peggio…  “polemista” e poi,  infine… “monologhista”,  il personaggio in questione, di  professione non fa  - come si suol dire – un beneamato  “C”  e vive e campa e magna e dà da mangiare alla sua famiglia con i soldi delle ospitate, ma, soprattutto, mettendocelo nel “c” – che non è quello di prima, infatti è scritto in minuscolo – a noi poveri contribuenti  che di opinioni, quando c’alziamo presto la mattina per prendere a furia di spinte la nostra metropolitana delle 7,30, al massimo, abbiamo l’elementare, unica opinione che i servizi pubblici dovrebbero funzionar meglio o, al massimo, la più elevata opinione che il nostro capo è un’autentica testa di “M”… che non significa merda, bensì… minchia???

Vi chiedo venia,  per le volgarità, ma  - a parte il fatto che penso siano meno indigeste dei termini di cui stiamo parlando, ma sono incazzato come un maiale in libertà che si trovi non in un querceto, ma in una abetaia!!!...

Vi  rendete conto, poi, che son sempre gli stessi prezzemolini  in ogni minestra, perché certo il prezzo del mangiare cresce e devon pur zompettare da una trasmissione all’altra, come quello, per esempio, dalla folta  chioma brizzolata con pizzetto alla garibaldina che non so dove trovasse il tempo per fare il suo mestiere (uno ce ne aveva e mi pare facesse lo psichiatra o giù di lì), ma dove trovasse il tempo per  farlo ed anche per potersi doverosamente aggiornare negli studi,  io l’ho sempre ignorato.

Ora, amici miei, sfortunati amici miei che invece un mestiere lo avete, lo fate e la mattina vi alzate presto per raggiungere la vostra banca, il vostro studio, la vostra scuola o il vostro negozio di frutteria, io debbo confessarvi che per lungo tempo ho intrattenuto una pessima amicizia! Sì, ebbene, lo confesso che me la facevo, circa una volta al mese, quindi un dodici volte all’anno, con uno che… contemporaneamente, in un sol colpo era…  -embé lo confesso - …  “Opinionista”, “Polemista”, “Monologhi sta”, anzi, anche… “Tuttologo”  e quindi, anche, peggio, un gran cosiddetto “rompicoglioni”: Vincenzo  Quagliarulo, di Partenope originario,e nella Capitale residente, di professione…

Anzi, per meglio dire, com’egli amava farsi “nomare”…

Don Vincenzo: il mio barbiere!!!

I “Barbieri”… splendidi animali ormai in estinzione, ma… - e mi rivolgo ai Lettori uomini – ve li ricordate? Ma dove li trovavate migliori opinionisti.. polemisti e… monologhisti e… in verità, anche “rompicoglionisti”…  quando voi chiudevate gli occhi e quasi vi assopivate sotto l’artistico, magico lavorio delle loro magistrali mani che muovevan quasi come il mago Silvan???

Sapendo egli, don Vincenzo, che io ero uno “scribacchino” e secondo lui… ero “addentro… alle segrete cose” – come lui amava dire e affermare -  appena, nella sua bottega, mi sedevo sulla poltrona  quasi “ancien régime” (insomma… anni trenta!), mai poltrona più comoda ho conosciuto nella mia vita che me la sarei portata a casa – subito esordiva – in un quasi suo personal, novello idioma nato dallo spurio  connubio di quello di  Salvatore Di Giacomo e quello di Trilussa… -  sottovoce, quasi come volesse estorcermi un segreto - ma… solo a lui, però -  che poi ben presto avrebbe fatto tutto il giro della capitale, visto ch’era anche un “monologhi sta”…

“Adottò… Dottò… allora.. allora… che se rice dint’a li… “palazzi”…  eh…. Dottò…  Dottò???...

Jamme,  ca  Vuie  ‘e sapite  ‘e  ccose!... diceteme… diceteme…!!!”

Ma questo era solo il prologo – perché in sintesi, nulla  gl’interessava  di ciò ch’io sapessi o pensassi -  ma questo, come in un copione,  erano le battute iniziali d’un suo infinito logorroico comizio di… come lui “vedeva la situazione” e di come lui… “avrebbe risolto le cose”.

Caro, caro Don Vincenzo… ora da tempo hai dovuto chiudere bottega, perché i rasoi sono elettrici e non solo, ma si porta di nuovo la barba e i capelli spesso o si radono a casa completamente, alla DUX,  oppure li si lascia crescer lunghi…

Poi…  poco tempo dopo, Vincé… mancandoti la clientela, ma… in realtà,  venendoti a mancare il tuo vero mestiere quello cioè, comprensivo di tutto… dell’opinione (e la tua era arguta!),  della polemica scaltra e del monologo sofista quasi, tu hai capito che il tempo del  tuo “salotto” era  finito (perché tu ti sentivi quasi obbligato di intrattenere il tuo cliente!) e tristemente… hai cambiato città… Stato… Pianeta… ed hai deciso di  trasferirti in un Paese dove di lavoro ce n’è ancora  – mi dicono – in … Paradiso, dove qualche santo senza barba, ancora c’è…

Però, Vincé, ti devo dire che due monologhisti meglio di te io l’ho trovati e altrove.

E i loro monologhi, Vincé, mi facevano male al cuore…

“La pazza di Montesacro”, a Roma  e, sempre a Roma, “Il Barbone del Provveditorato agli Studi”!

Ricordatevi,  gente che vi credete sana e savia, che un po’ pazzi lo siam tutti – chi più, chi  meno – e chi non lo è ancora - io se fossi in voi non starei tranquillo – lo può diventare,  perché  sappiate che basta poco per diventarlo: basta un trauma derivato da una grossa ingiustizia, per esempio…

“La pazza di Montesacro”, una povera vecchia che sulla panchina della fermata del 60 viveva l i giorni della sua vita, scrivendo, scrivendo continuamente, su di un grande blocco, pagine e pagine… spesso mormorando…

“E… sì… questo lo devono proprio venire a sapere la Regina e il Re… sì… sì !...”

Scriveva  “petizioni “, credendo che al Quirinale ci fosse ancora il Savoiardo e a bassa voce - ma la si sentiva-   “Lo deve sapere il Re, lo deve sapere…” diceva,  e poi continuava, sempre a bassa voce e questa volta, incomprensibile, in  un monologo altrettanto  incomprensibile – sempre lo stesso, pareva! – ma dove c’era dentro, tutta la penosa drammaticità del suo trauma patito: il suo trauma che chissà quando vissuto… ma che viveva ancor oggi, come proprio allora stesso, fosse successo…

E il barbone del Provveditorato – una volta stimato insegnante elementare toscano – quasi…  “viveva”  là e non potendo entrare nei vari uffici ove protestare per qualche… chissà, “eventuale” torto economico ch’egli credeva d’aver  subito sull’importo della pensione erogatagli, sui sedili dei corridoi, scriveva, scriveva… leggeva e rileggeva e poi tra sé e sé… amaramente (erano i tempi di Cossiga Presidente della Repubblica), toscanissimamente  commentava…

“E qui, non v’è nulla da fare… qui, ci voglion i Orazzieri di Ossiga!... “

Sospirava…  poi… e continuava a scrivere…

Anch’egli… “petizioni”…

Mano a mano, giorno dopo giorno, quasi impercettibilmente, ma… inesorabilmente,  da distinto, decoroso, vecchio insegnante elementare, alto e dalla quasi nobil figura, divenne un vero barbone,  sporco e curvo sotto il peso dei vari sacchi di plastica che portava sempre con sé, dove c’eran tutti i suoi averi e credo anche le sue “petizioni a Ossiga” (ormai non più Presidente)  e finì sotto un cavalcavia del Villaggio Olimpico…

E penso…

“La pazza di Montesacro” ed il “Maestro-Barbone”,  quelli  sì , ch’erano… “monologhisti”…

E tu… Vincenzo Quagliarulo, barbiere, tu sì, ch’eri  un “Opinionista” …

Non le scartine prezzolate d’oggidì!

 
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