Anno X -

 

 

 

…PERCHE’ DOVREMMO LEGGERE


LE PROPOSTE DI REFERENDUM


PORTATE AVANTI DAI RADICALI

 

 

(10.08.2013)

di  aellegì



Chi ci conosce, sa benissimo che non sposiamo mai le idee guardando alla provenienza.


Siamo trasversali per natura e formazione culturale ed  immodestamente,vantandocene pure. Come, cioè, dovrebbe comportarsi la vera politica: votare secondo la propria testa, le proprie idee, secondo la propria coscienza, senza badare donde provenga la proposta, ma esaminandola e basta: come dovrebbe essere il diritto di ogni cittadino e di più, di ogni cittadino che segga in Parlamento, senza badare ad ordini di scuderia. Noi vogliamo credere, da idealisti quali siamo (se Mazzini non lo fosse stato e se Garibaldi non avesse creduto di battere in mille, ben ventimila borbonici, non saremmo qui. Ora… lo sappiamo che qualcuno dirà che… forse era meglio… ma questo è un altro discorso), ad una politica di IDEE e non di SCHIERAMENTI e, quindi, di voti PRECOSTITUITI, in Parlamento.


Abbiamo esaminato le proposte di referendum per le quali i Radicali, in questi giorni, chiedono le firme dei cittadini, sia presso le Sedi comunali, sia presso i tradizionali banchetti nelle piazze italiane.


E’ chiaro che alcuni possano piacere, altri meno, ma si sa che non si deve dare l’assenso al blocco intero:


si possono firmare tutti, alcuni e se ne può firmare anche uno solo.


Direte…


<I soliti Radicali che ormai ne propongono tanti di referendum e tanti sono gli scioperi della fame e della sete di Pannella, che ormai non se ne capisce più nulla, se n’è perso il conto e quasi non sono più credibili: referendum e scioperi vari della fame o della sete, ormai, non fanno più notizia. >


E avete ragione.


Però dobbiamo sempre ricordare che ogni popolo ha il governo che si merita ed è quindi nostro “diritto” , anzitutto, informarci ed esserlo sempre, informati! Perché la politica – ricordatevi! – entra nelle nostre case, anche se non le vorremmo aprir la porta,nelle nostre famiglie, nel domani dei nostri ragazzi, nelle nostre tasche.


Il nostro consiglio, quindi, è semplicemente di informarvi, come abbiamo fatto noi, perché prima che essere giornalisti, siamo cittadini e come tali amiamo pensare e scrivere!


Oggi come oggi, la migliore informazione è rappresentata da Internet, per la pluralità delle voci e per la facilità e velocità di accesso. Basta andare sul sito dei Radicali e lì sono enumerate schematicamente le proposte di referendum e viene spiegato su cosa vertono.


Sembra il menu di un buon ristorante, perché c’è di tutto e di più e crediamo che non possa esserci nulla che non possa proprio interessarvi.


Ci sono, per esempio, le proposte per una Giustizia più giusta, si parla di finanziamento ai partiti politici, del carcere preventivo, dell’ergastolo, del divorzio breve e di altri problemi che magari non ci toccano e mai ci toccheranno. Ma dovremmo diventare maggiormente “attivi” come Cittadini: attivi, proprio come il contrario di “passivi”. Più “Cittadini Attivi” interessandoci a questi problemi,  perché toccano altri cittadini come noi e quindi, è veramente fuori luogo  lavarsene le mani.


Direte…


< Ma poi non si raggiunge il numero sufficiente delle firme  o peggio, se si riesce a votare, poi non si raggiunge il quorum, perché qualcuno ci invita ad andare al mare…>


Ma se non ci proviamo?


Quando ci è piaciuta una ragazza, che abbiamo fatto? C’abbiamo provato! E, qualche volta, ci è andata pure bene!
Questa è una delle volte in cui il provarci, più che un dovere è un diritto, crediamo.


E con un Parlamento asfittico che poco, lentamente e male legifera, quasi “stitico” – via, diciamolo! – interessarci all’idea che possiamo renderci una volta tanto attivi e autori di qualche cosa per la nostra Nazione e per “noi”, quindi, pensiamo sia un dovere.


Una capatina in internet per capirci qualcosa in più, una passeggiatina in Comune, oppure una sosta ad un banchetto -  e poi magari non mettete nessuna firma perché non siete convinti e perché nessuno v’obbliga – non pensate che ci sentiremmo meno “sudditi”, più Cittadini, ma, soprattutto, più padroni del nostro destino?

 
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