Anno VIII -

E tutti vogliono…


F R A N C E S C O   I

di Alfredo Labate Grimaldi

(15.03.2013)

Anche voi, scommettiamo!
Mai, come per questo Conclave, la voce del popolo di Dio, dei fedeli, com’anche dei disinteressati alla
faccenda o addirittura degli agnostici è una ed inequivocabile:
“Vogliamo  un Papa che sia povero e a capo di una Chiesa povera!”
Se ci fate caso, se notate, è un popolo  intero che si riappropria del diritto di pretendere che le istituzioni in generale siano sane ed ispirate da una politica di buona amministrazione: siano esse ecclesiali che politico-amministrative: è una marea che monta anche senza l’influsso delle lune, una marea che monta dal basso: quella “gente” - odiosissimo vocabolo! -  che, finalmente vuole, a capo delle istituzioni, persone che vivano come essi vivono: con semplicità e sanità d’intenti e, soprattutto, senza far politica, peggio, mala politica: e la Chiesa in primis!
Tempo di dimissioni d’un Papa – merce rarissima nella storia della Chiesa – tempo di Conclave, è attuale chiedersi se questa Chiesa ci piace.
Dobbiamo riconoscere amaramente che sempre più ed in tutte le classi sociali ed in tutte le fasce d’età, risuona  tristemente l’ormai abusata formula: ”Dio sì, Chiesa  no!”
Chiesa intesa non come “assemblea di popolo credente ed orante”, ma intesa come Istituzione!
Perché!...

Sono tanti i perché, ma cerchiamo di esaminarne uno in particolare.
Anzitutto, perché la Chiesa è vecchia di duemila anni. Ed ogni organismo vecchio, antico si sclerotizza per natura! Anzi, è’ nella natura delle cose: di tutti gli esseri viventi, animali e vegetali, come delle Istituzioni. Ogni cosa che nasce è immacolata, pura… perfetta. Talvolta, quindi, si rende più che necessaria una “ri-nascita”, una “ri-fondazione”, un ritorno “alle origini”!
Uno dei mali peggiori di cui soffre la Chiesa è rappresentato proprio dal maggior suo pregio – sembra una contraddizione, ma è così – quello d’esser “Antica” e nella migliore accezione del termine.
Lasciamo stare, qui, i  Concilii che non innovano alla base, ma che non sono altro che dei giganteschi “tagliandi” che fa la Chiesa ogni tanto e che spesso, invece, nel passato lontano, sono stati malefici portatori di discussi dogmi. Qui si parla di dover tornare alla Chiesa primitiva, quella fondata da Cristo e co-fondata da  uomini, i più semplici che potevano esistere al momento, in quel contesto storico social- culturale. Si pensi che l’unico acculturato fu Paolo, ma che non conobbe Gesù di Nazareth.
E’ tempo che la Chiesa  tolga gli ori ed i vellutini dalle vesti, gli argenti e gli ori dai templi ed eviti gli spettacolari riti con argentei, oscillanti, incensanti turiboli. Tutto questo aveva la sua ragion d’essere, quando la povera gente non sapeva né leggere né scrivere ed aveva bisogno delle sacre rappresentazioni che fungessero come abbecedario del Vangelo, come avevano bisogno della pompa dei riti, quali spettacoli in costume, perché per le classi abbienti non c’era altro per distrarsi, se non andare in Chiesa nelle grandi occasioni e godersi lo spettacolo!....
E’ inconcepibile che l’uomo d’oggi, afflitto sempre più da miserie d’ogni tipo possa ancora sopportare di vedere l’ostentazione di quelle vesti (alcune delle quali, per qualche personale, discutibile vezzo sono presi direttamente dai musei vaticani), di quei copricapi vescovili scintillanti di gemme (vere o false che siano non è importante) e di quelle regìe teatrali degne del miglior  Zeffirelli …
La Chiesa, quella delle migliori tradizioni, quella degli apostoli non ha bisogno per trionfare, di orpelli o di esteriorità. E’ Chiesa “trionfante” se torna alle origini ed allo scopo per cui è nata: servire l’Uomo! Come il suo popolo desidera da sempre ed oggi, più che mai,  vuole, esige, pretende.
I tempi son cambiati: che sappia interpretare quelli nuovi, la Chiesa, anche alla luce della cosa nuova accaduta fra le mura del Vaticano: le dimissioni d’un successore di Pietro. Capisca che se non è l’Uomo a cambiar le cose, prima o poi ci pensa  la Storia a farlo: ineludibilmente e senza sconti!
Scendere in basso, indossare i panni del popolo comune, vestirne i problemi significherebbe una Chiesa più che trionfante… “gloriosa”.
Vi siete mai chiesti perché non esista un papa che si sia voluto chiamar Francesco???...  Medita… Chiesa!... Medita… medita!... Anche perché, con  Pietro l’Eremita,  osiamo dire che… “Dio lo vuole!”
Ma non si tratta più di antistoriche crociate per liberare il sepolcro di Cristo, bensì della crociata per liberare la vera Chiesa prigioniera di se stessa e donarla al vero suo proprietario e fruitore, il Popolo di Dio. Questa sì, sarebbe una Santa crociata: la vogliono la logica dei tempi, la Storia, l’Uomo.
Che il comignolo possa annunciare che è venuto un uomo da lontano e che alla rituale domanda “come vuoi chiamarti?” risponda…
Il mio nome è Francesco…
Francesco I

 
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