Anno VIII -

Nelle Carceri italiane il 28% dei reclusi ha l’Epatite C

NON PUO’ NON DEVE ESSERE COSI’

Lo Stato ha il diritto di far scontare una pena, ma NON certo quello di farli uscire, poi, ammalati



03.06.09 di  aellegì

Tagliaunghie e, spesso, rasoi in comune e quant’altro favoriscono questo fenomeno che è notizia agghiacciante di questi ultimi giorni.
Non è la prima volta che lo diciamo, meglio che lo predichiamo, anzi che lo urliamo.
Ogni Società civile e per essa lo Stato ha il diritto di darsi un sistema di difesa e regolamentazione della vita sociale e quindi a chi non rispetta le leggi che lo Stato si è democraticamente date, esso ha il diritto-dovere di comminare e far scontare e nel modo più umano possibile, le giuste pene decise ed inflitte - si spera con la maggior giustizia possibile - dai Tribunali dello Stato stesso.
E’ un diritto-dovere, questo dello Stato, che deriva da una elementare regolamentazione della  vita di un consorzio umano.
Ma tra il far scontare la giusta pena e far ammalare il recluso ed in modo grave, seriamente… della differenza ci corre!
L’abbiamo detto cento volte che la maggioranza delle carceri italiane è obsoleta.
L’hanno sempre ammesso tutti i Guardasigilli di tutti i governi  che si sono succeduti dall’Unità d’Italia in poi..
Pare - ed è d’obbligo il “pare” - che questo Governo, per bocca del ministro Angelino Alfano, abbia più volte ribadito che si sarebbe presto messo mano alla costruzione di carceri nuove a misura di… essere umano”!
Vogliamo crederci e speriamo vivamente che i fondi di cui si affermava l’esistenza, non abbiano preso altre strade come quasi il gioco delle tre carte che da destra, passa a sinistra, da sinistra ancora a destra, magari

poi in mezzo, ma alla fine, il banco sempre vince.
Ripetiamo che vogliamo crederci, ma il problema è ben più complesso.
C’è un detto napoletano che recita più o meno così ed i lettori partenopei mi perdoneranno la possibile inesattezza e, soprattutto, la probabilissima errata ortografia.
“Addò vere, e addò ceca”
In sintesi: dove troppo si vede, si guarda, si “pignoleggia” e dove, invece, talvolta, non si guarda per niente… e nulla si vede.
Spesso NON si vedono i telefonini in uso a detenuti che tramite questo mezzo danno ordini alle varie “famiglie”: intese come naturali e… come clan.
Spesso non si vedono i lauti pranzi, che entrano – almeno così si… “mormora” - chissà’ come nelle carceri, ad uso di qualche boss che tutto o, diciamo, quasi tutto  può permettersi..
E in questo caso, … “se ceca”!
Invece poi, si guarda troppo al particolare – certo se ne comprendono i motivi – ma i motivi pur giusti, crediamo siano inferiori al sin troppo probabile rischio di contrarre serie, gravi malattie.
Delle latrine, poi, non ne parliamo e sappiamo che esiste, come in tutte le carceri del mondo e come chiaramente anche in quelle italiane, il problema dell’Aids.
Sono notizie che fanno scalpore, ma poi dopo tre giorni ce se ne  dimentica.
E non pensate egoisticamente che….
“Tanto a me non può mai succedere e la cosa mi tocca marginalmente!”
Va bene…. vi concedo pure di… “toccarvi”, però ricordatevi che qualcuno diceva che… “ siamo tutti in… libertà provvisoria!”
Ed è vero!
Ricordate il famoso film di Sordi?...
Ci appelliamo a quanti investiti di poteri e doveri – meglio – istituzionali, affinché possano operare perché con espedienti talvolta anche semplici, si possano eliminare gravi conseguenze per il  condannato e per il suo futuro di uomo libero.
Una cosa è certa: pensiamo che oltre alle carceri come edifici, siano obsoleti anche i regolamenti che regolano la vita nelle carceri.
Ci appelliamo anche alla Stampa carceraria che si batta e non si stanchi di battersi per queste problematiche. Senz’altro lo fanno e nel migliore dei modi, ma sappiano che siamo loro vicini.
E ci appelliamo pure a quanti, specie volontari o cappellani, sono a conoscenza di quanto di così grave accada.
Insomma, ad una giustizia talvolta dalle maglie larghe perché troppo garantista – e va bene, siamo la patria mondiale del Diritto – delle volte…. insomma…
“addo’ se vere… e addo’ se ceca”!
E così non va, anzi così  NON deve essere!

 

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