Anno VIII -

 

 

 

 

Francesco Bertucci e il


TRITTICO ESOTERICO

 


(19.03.2014)

red.

Che la pittura e l’esoterismo avessero un anello di congiunzione è cosa nota, partendo dalle pitture rupestri e dal loro significato simbolico e propiziatorio, via via di seguito con Egitto, Antica Roma ed epoche successive, fino al famoso dipinto L'isola dei morti (in tedesco, Die Toteninsel) che è il più noto dipinto del pittore simbolista svizzero Arnold Böcklin (1827-1901), per il quale lo stesso Hitler non badò a spese, facendolo successivamente collocare niente di meno che nella cancelleria del Reich a Berlino, fino a quando l’opera nel 1945 fu sequestrata dall’Armata Rossa come ‘bottino di guerra’ e spedita in Russia, solo in seguito tornata a Berlino ed esposta all’Alte Nationalgalerie. Ovviamente il pittore Arnold Böcklin non diede mai spiegazioni in merito al suo lavoro, ne tantomeno le diedero Hitler, l’Armata Rossa e quanti volevano possedere il quadro, quindi già solamente questo alone di mistero che scaturiva dalla mancanza di informazioni portava al concetto di segreto ovvero all’esoterico. Nemmeno il pittore contemporaneo Francesco Bertucci, che in breve tempo ha raggiunto un immediato grosso favorevole riscontro anche in ambito internazionale, da spiegazioni o informazioni in merito al suo Trittico Esoterico... (continua)

 

 

 

IN VIAGGIO


CON LA "BALILLA" DI PAPA'




(13.03.2014)

di Antonella Lojercio

 

 

Era lucida e nera, la Fiat Balilla 508, la vettura degli Italiani: l’auto che ha influenzato l’epoca romantica dell’automobile.

Fatta per durare, fu presentata il 12 aprile del 1932, al Salone Internazionale dell’Automobile, alla Fiera di Milano. Fu la risposta della Fiat alla grande crisi economica mondiale che, nel triennio 1930-32, attanagliava il mercato automobilistico.

Berlina a 2 porte, con sedili imbottiti, aveva un piccolo e compatto motore di 995 cc che sviluppava 20 cv e le imprimeva una velocità di 85 km/h. Il prezzo “andava verso il popolo”, e pur non essendo ancora accessibile a tutti, era certamente una vettura che incontrava il favore di molti.

Anche la Balilla di Papà era tutta nera, com’era d’uopo. I cerchioni grigio topo, i parafanghi bombati ed i lucidi copponi d’acciaio. La scritta “Balilla”, che troneggiava sul radiatore a nido d’ape, era ben tenuta ed ogni giorno (o quasi) riceveva un’energica strofinatura.

Si inerpicava su per la statale “18”, lungo i tornanti che da Palmi portano a Reggio Calabria. Nella salita del “S.Elia” sbuffava come una locomotiva, ma andava avanti imperterrita. Papà ci rassicurava sulle doti meccaniche del mezzo, assolutamente affidabile. E, arrivati in cima al monte, decise per una sosta breve, prima di affrontare la serie di curve verso Bagnara. Non era certo un AutoGrill delle moderne autostrade! Solo un piccolo esercizio, ma fornito di tutto, dal tabacco della pipa all’acqua “naturale” e alla frutta dissetante.

Era bravo Papà a dosare le difficoltà del viaggio e a tranquillizzare noi bambine sempre irrequiete. Non c’era l’aria condizionata a bordo della “Balilla”, ma la regolazione dell’apertura del finestrino permetteva una ventilazione gradevole. La tentazione di affacciarsi era forte, quella - poi - di salutare con le manine tutte protese dal finestrino era una cosa proibita, ma allettante.

Papà era severo: erano situazioni di pericolo da evitare assolutamente! Partire da casa, nelle giornate nuvolose, procurava una leggera apprensione. La pioggia, la neve e sopratutto la nebbia, nel tratto del Monte S. Elia, costituivano - talvolta - un ostacolo davvero difficile. Rimanevamo in silenzio e con il naso spiaccicato sul finestrino. Le gocce della pioggia scivolavano veloci lungo il vetro, spesso si inseguivano con rapidità, disperdendosi, dopo aver percorso tutta la carrozzeria dell’auto, sull’asfalto della “nazionale”18. Erano i momenti in cui si rimaneva in silenzio, perché la pioggia metteva tristezza, la nebbia tramutava in timore ed angoscia la preoccupazione iniziale. Papà diveniva nervoso ed accigliato e questo bastava a tenerci calme e, certo, non ci incoraggiava a far domande inutili. (continua)

 

 

 

8 marzo festa(?) della donna


E si ostinano tutti a chiamarla festa…


Ma di che?


(07.03.2014)

di Maria Agrippina Amantìa

 

 

 

 

E’ strano come col tempo certe cose, fatti o avvenimenti cambino senso.

L'8 marzo è una ricorrenza.

E un commemorazione: un anniversario che vuole ricordare qualcosa.

Molti pensano che la festa della Donna sia nata in memoria delle operaie morte nel rogo di una fabbrica di New York... In realtà la storia è molto più complessa.

L'8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta l'Italia ha ricordato la Festa della Donna ed è stata “scelta la mimosa” come simbolo della ricorrenza, perché la massima fioritura di questo delicatissimo fiore, si ha proprio fra gli ultimi giorni di febbraio ed i primi giorni di marzo..

L'iniziativa prese forza nel 1945, quando l'Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d'Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell'Italia già liberate dal Fascismo.
Ma la data dell'8 marzo era entrata per la prima volta nella storia della Festa della Donna nel 1917, quando in quel giorno le donne di San Pietroburgo scesero in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla «rivoluzione russa di febbraio».

Fu questo l’evento a cui si ispirarono le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca quando scelsero l'8 marzo come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell'Operaia.

Questo era il senso! Ma con gli anni, e come spesso purtroppo avviene, le cose vengono stravolte – a volte per ignoranza, altre, malignamente - e assumono ben altro significato.

Assistiamo quindi ad un cambiamento di significato epocale: la commemorazione di un fatto doloroso diventa motivo di festa!


Ed ecco che così, ogni anno, milioni di donne, specie in Italia, l'8 di marzo, riempiono i locali di ritrovo, ristoranti, pizzerie, pub ecc. e si riuniscono da sole, senza mariti, fidanzati , padri…(continua)

 

<<PENSIERINO DELLA SERA>>

 

<< G I N E C I D I O >>


(ovvero letterina per i miei illustri colleghi)


(07.03.2014)


… e fatemi il favore, Illustri miei Colleghi,

non scriviamo “femminicidio” quando una

Donna viene ammazzata: sì lo so, il termine

non è sbagliato, anzi giornalisticamente vuol

esser più forte e vuole anche significar maggior

“condanna”, ma… credetemi - e ve lo dico

“caramente e umilmente… “ - mi fa tanto male

leggere “femmina” quando si potrebbe dire

“Donna”, anzi… copiando dai nostri Padri Greci,

perché non usar il termine di “GINECIDIO”??? (continua)

 

 

 

I VELENI DELLA SIRIA


Lungo la rotta del Mediterraneo:


da Latakia(Damasco)


al Porto di Gioia Tauro


Il Porto di Gioia Tauro è pronto per l’operazione di neutralizzazione

 

(28.02.2014)

di Anthony Cormaci

 

 

 

Nato dal “baratto” tra la sede del capoluogo regionale della Calabria e il V centro siderurgico (mai avviato), il porto di Gioia Tauro, a nord di Reggio Calabria, è il più grande terminal per trasbordo del mar Mediterraneo.

Del cosiddetto “pacchetto” Colombo degli anni settanta, l’unica realtà fu l’area portuale che vide la luce nel 1994. Il porto assume molto presto un ruolo importantissimo con oltre2 milioni di container/anno movimentati nel1998, diventati 3 milioni di unità nel 2007, attestandosi a 2.300.000 nel corso del 2011, distaccando i porti di Taranto e Cagliari e quelli di destinazione finale di Genova e La Spezia.

Dal 1994 ad oggi vengono intraprese molte iniziative (Zes,logistica,collegamenti FS,intermodalità), che trovano attuazione frammentaria.

La Zes (zona economica speciale) rappresenta il primo passo verso un cambio di rotta in un’area da troppo tempo lasciata al suo destino, con investimenti non sempre mirati che ancora segnano la consistente forza lavoro.

All’improvviso, ecco che il porto di Gioia Tauro viene scelto, con decisione dall’alto, come sede di trasbordo delle pericolosissime armi chimiche prodotte e usate in Siria.(continua)

 

 

 


S. Valentino...


A M O R E ???... S E S S O ???...


Chissà chi lo sa !... Vi dico la “mia”

 

(21.02.2014)

di Maria Agrippina Amantìa


 

 

 

 

L'amore è un sentimento che tutti gli esseri umani provano.

E qui, tutti d’accordo.
Anche il peggiore degli uomini o la belva più feroce prova amore.

Ed anche qui, nulla da obiettare… mi pare.
Si ama un proprio simile, un gatto, un cane.

L’Amore c’è e lo si vede dappertutto: in un fiore, in un tramonto, in un paesaggio… ovunque.

E noi tutti siamo “impastati d'amore”.
Ma la maggior parte delle persone fa un madornale errore: scambiare l'amore con il sesso.

Il sesso non è un sentimento.

Il sesso è un bisogno, un’esigenza degli esseri viventi. Un bisogno fisiologico. Un bisogno che tutti, in Natura hanno.
Dal fiore, agli animali, all'Uomo.

E se osserviamo bene, è la Natura stessa che ha bisogno del sesso: senza l'accoppiamento sessuale, noi tutti non esisteremmo.. non esisterebbe vita sulla faccia della Terra! (continua)

 

 

 


C R O C I

 

(10.02.2014)

di Elle

 

 

 

 

 

Una sera mi capitò di passare da un blocco di “Forconi”.

La serata era umida, fredda; la strada, una di quelle lunghe arterie lombarde.

Erano una ventina di persone con i loro striscioni.

Della protesta si conoscevano bene i motivi, e molti automobilisti, affacciati ai finestrini, esprimevano la loro condivisione. Nei giorni seguenti, in altri luoghi del Paese, alcuni manifestanti tentavano di costringere dei cittadini ad aderire, e venivano sottoposti a misure cautelari per violenza privata. Istituzioni, politici e media gridavano a derive estremistiche.

Per capire, mi ripromisi di fare un'intervista ai dimostranti del mio territorio.

Un paio di settimane dopo, però, il viale era deserto. Gli striscioni e le bandiere italiane penzolavano abbandonate; e le Croci… croci piantate nella grande rotonda in memoria dei suicidi di Stato, si piegavano sotto la pioggia battente.

<<Torneranno?>> - mi chiedevo...- intanto, riflettevo… (continua)

 

 

 

B U R Q A


La condizione della donna nei “mondi” islamici


 

 

01.02.2014

di Anthony Cormaci

 

 


Le grandi religioni hanno fortemente inciso nella formazione dei popoli.

Non sempre l’uomo ha saputo farle convivere e, nei secoli, le ha coltivate

spesso contrapponendole, rendendo difficile la pacifica osservanza di ogni “credo”.

L’ISLAM, religione della tolleranza e dell’amore di un solo DIO e della solidarietà verso i fratelli più deboli è un “credo”, semplice ed univoco, che non deve essere distorto o peggio “estremizzato”.

Nel tempo, però, ha assunto mille volti, moderato, benevolo, intollerante,

ottuso.

L’ISLAM significa “dedizione a Dio” ed il Corano regolamenta la vita quotidiana dei credenti verso l’amore, la solidarietà e la pace. (continua)

 

 

 

una vita...


che ne è valsa la pena!

 

22.01.2014

di alfredo labate

 

… giorni fa, sono andato al funerale di un uomo.

Le rituali scene dei parenti prossimi e meno prossimi, i commenti… i discorsi di sempre in queste occasioni.

Defilato, qualche banco più dietro, in chiesa, un uomo di più o meno sessant’anni, particolarmente toccato - decisamente addolorato anzi - che guardava quella bara davanti all’altare, fissamente, con negli occhi il vuoto, forse il passato, magari, l’infinito…

Mi sono avvicinato domandando chi fosse e perché così afflitto, visto che si vedeva, non era tra i parenti.

<< Mi chiamo Gennaro… Gennaro Liguori, impiegato, tanti anni fa, dell’ uomo che è in quella bara… un “Signore”, sì e con la “s” maiuscola… E non è stato il mio datore di lavoro… ma… “il mio vero padre”… >>

Questo Gennaro Liguori parlava a spizzichi e bocconi, alternando le parole al pianto, interrompendosi in lacrime vere, non di circostanza…

<< … Mi spronava, mi rimproverava pure, s’era il caso… ero un ragazzo… avevo quindic’anni… e poi, intravedendo in me qualche potenzialità diversa, mi ha indirizzato, con l’incoraggiamento d’un vero padre, su di un’altra strada… migliore, che poi è stata quella definitiva della mia vita e ch’è stata la mia fortuna.

Tutto… dico tutto, devo a lui… non l’ho dimenticato, ed è stato e rimarrà anche ora nella tomba, il mio vero padre! >>

E tra le lacrime, prima di salutarmi, mi dice che suo figlio, ora, è un ricercatore in Scienze dell’Ambiente, ad Atlanta, in Georgia, negli Stati Uniti e conclude…

<< … quindi… anche mio Figlio… deve tutto a Lui…… ! >> (continua)

 

 

 

LE MERAVIGLIE DELLA SOLIDARIETA'


OVVERO


I V A S I D' A R G I L L A

 

15.01.2014

 

di Anthony Cormaci


 

La natura si ribella riconquistando il territorio devastato dagli uomini che non la rispettano nella sua interezza e,quando essa, nei suoi secolari terrificanti sommovimenti,uccide persone innocenti,la collettività è sgomenta e- perdendo le cose terrene- si trova in una solitudine disperata,

Non possono essere dimenticate le devastazioni procurate,nei primi giorni di novembre 2013,dalla “bomba d’acqua” che ha mortificato la bella ed operosa Sardegna e che poi -con i colpi di coda -ha investito le coste ioniche della Calabria,della Basilicata e della Sicilia,lasciando danni,lutti e macerie.

Le colpe degli uomini sono evidenti: molti hanno costruito e “fatto” costruire anche nei letti dei fiumi che la natura ha ripreso con violenza!

Immensi i danni e i lutti che il tifone Haiyan,nello stesso mese, ha disseminato nelle isole Filippine ove è stato spazzato via il lavoro di tanti anni di fatica,togliendo la vita a circa 10.000 persone. (continua)

 

 

 

E' morto Arnoldo Foà


e...

 

12.01.2014

ricordo di Alfredo Labate Grimaldi

 

vogliamo esserci anche noi, pure come solo atto di presenza e testimonianza, perché…

Perché è stato uno dei pochi che a teatro mi ha fatto venire la pelle d’oca e che ancora con notes e penna in mano, mi ha fatto balzare in piedi dalla poltroncina, primo nella sala, a gridargli e in prima fila, con la mia inconfondibile e forte voce…

B R A V O O O ! ! !

(continua)

 

 

 

Lo Stato è allo Sfascio


Eliminare il Parlamento ormai


INUTILE!


<Provocation>

 

20.12.2013

di Alfredo Labate Grimaldi

 

Andiamo a prenderci qualcosa!... Conosco un vecchio Caffè, di quelli storici, in centro. Nell’800 era il ritrovo dei notabili della città, ma anche di quelli che volevano parlare di politica ed anche di quelli che volevano farsi solo una briscola. E così si mischiavano in un interessante coacervo, l’odore o il puzzo – a seconda di come la pensiate – dei sigari dei silenziosi notabili che parlavano poco… le accese e quasi rivoluzionarie idee, - magari con qualche… ardito, rivoluzionario “progettino” - dei socialisti, quelli veri, quelli col fiocco nero e qualche discreta imprecazione dei giocatori di briscola. Ora che sulle montagne qua attorno è ormai “neve bassa” (fino ai 400 metri), e fra qualche giorno l’avremo anche in città, perché la pioggia è gelida… lì c’è una bella stufa antica che fa calore, solo a guardarne il fuoco sfavillante. Ai muri, vecchie stampe dei cosiddetti “Padri della patria”, re Vittorio, Mazzini, Garibaldi e qualche ingiallita fotografia del vecchio mercato e della stazione com’era una volta… andiamo… ci riscalderemo… prenderemo qualcosa di caldo, l’atmosfera è adatta… e parleremo un po’… venite… andiamo!  (continua)

 

 

 

Per un giorno Johannesburg capitale d’un mondo realmente globale


L’ULTIMO MIRACOLO DI MANDELA


Il giorno dei funerali i Capi del Mondo si sono strette le mani


le prime quelle di Obama e di Raul Castro


13.12.2013
di Maria Agrippina Amantìa

 

 


Mandela, “madiba”, a volte mi chiedo…
“Ma una madre quando aspetta un figlio, e poi quando dopo nove lunghi mesi lo
prende in braccio e l’accosta per la prima volta al suo seno, capisce se quel figlio un giorno sarà diverso?
Diverso dagli altri bambini, dico, diverso poi dagli altri ragazzi, diverso dagli altri uomini?”
Chissà!
E lui stesso, Madiba, crescendo, si rendeva conto di quel che avrebbe fatto?
Si rendeva conto della sua diversità? Delle sue potenzialità?
Se lo avessi intervistato, glielo avrei chiesto!
Mi rimarrà sempre l’interrogativo…
Perché io credo che ognuno di noi sappia, e quel che vuole, e quel che vale.
Mandela sapeva quel che era? Sicuramente sapeva cosa voleva: la LIBERTA’! (continua)

 

 

 

NON DICIAMO CHE NON ERAVAMO STATI AVVERTITI…



E’ RIVOLUZIONE!



QUELLA DEI FORCONI



MESTIERANTI DELLA POLITICA NON SCHERZATE COL FUOCO


QUESTI HANNO ARMI BEN PIU’ POTENTI DEI FUCILI CHE DICEVA D’AVERE BOSSI


QUESTI HANNO I FORCONI E PRIMA O POI ARRIVERANNO ALLA BASTIGLIA



10.12.2013

di Maria Agrippina Amantìa

 

Formiche impazzite, la gente.

Nel formicaio non c’è più grano.

Niente sinergia, solidarietà, ognuno per la sua strada d'egoismo.
Qualcuno – dei potenti!... - arraffa le ultime briciole d'un pasto che fu sostanzioso ma di cui nulla è rimasto.
Stolti! Da formiche a cicale, anzi, mantidi religiose che s'accoppiano e mentre pensi che diano amore, ti divorano.
Niente è rimasto di quegli anni sessanta - rivoluzioni di menti - svolte epocali di genti, guerre d'amore e di fiori nei cannoni di grandi ideali. Pensavamo non finisse…
Tornare indietro? Non si può. (continua)

 

 

 

GRAVE LUTTO NEL MONDO DEL CALCIO


E' MORTO AMEDEO AMADEI


GRANDE CAMPIONE GRANDE


UOMO


Lo piangono la Sua Roma, l’Inter, il Napoli di cui fu

anche allenatore e la Nazionale Italiana. Domattina i

funerali nella Sua Frascati in lutto

 

25.11.2013

 

Aveva 92 anni… Fu un grande campione. Lo

chiamavano… “il fornaretto”. E quello che più ci colpì

quando lo intervistammo nove anni fa, fu il suo

granitico carattere di uomo concreto e la sua modestia.

Lasciato il calcio, volle tornare al “suo” forno ereditato

dal padre e lo ingrandì, per onorarne la memoria. In suo

ricordo, con piacere, pubblichiamo l’intervista che ci

concesse per “Il Giornale del Lazio”, testata, per la

quale, allora, scrivevamo.

alg

(continua)

 

 

 

venerdì 22 novembre 1963 ore 12,30 ora di Dallas...

venerdì 22 novembre 2013... 50 anni dopo


J O H N    F I T Z G E R A L D   K E N N E D Y


e fu la prima volta che...



21.11.2013

di Alfredo Labate Grimaldi

 

… Se ne son dette tante, tanto si è scritto ed ancora non è stata messa - e chissà se mai la si potrà scrivere - la parola “fine” alla storia di J. F. K.

Ma una cosa è certa. Che per l’America e per quella parte di mondo che allora gravitava nell’orbita degli Stati Uniti, fu subito Storia e fu…

fu per la prima volta che fu eletto un presidente cattolico…

fu la prima volta di un presidente giovane, il più giovane della Storia degli Stati Uniti, - coraggio che solo gli Americani hanno, quello, cioè, di affidare i destini del Paese e quasi del mondo - almeno quello occidentale - ad un poco più che quarantenne (venne eletto nel 1960 ed aveva appena 43 anni). In Italia, a 40 anni, si è considerati immaturi per qualunque carica di prestigio e di responsabilità ed un quarantenne, fino a venti anni fa, qua da noi, lo mandavano al massimo, a fare il… consigliere comunale…(continua)

 

 

 

AMNISTIAA… INDULTOO ???



NOO !!!



SOLO GIUSTIZIA !



Come linea di principio e forza d’un Paese


sano


e in nome della dignità del Cittadino detenuto



(23.10.2013)

di Elle


 

 

 

Amnistia, indulto, situazione carceri: già detto e scritto tutto e di più. Ci pare necessario, però, rifinire, “zumando” per quanto possibile, quel che concerne le vittime: il tutto brevemente e concretamente, e al di fuori di coloriture ideologiche, guazzabugli fumosi e ipocrisie varie.
Sappiamo bene a cosa servono, o dovrebbero servire, le carceri. Detto in breve, a un triplice scopo: scontare la pena per i misfatti commessi; combattere il rischio che il detenuto reiteri i reati; recuperarlo avviandolo a un processo di reinserimento nella società civile. Riassumendo, i tre scopi si propongono: giustizia, prevenzione, ravvedimento. Non riguardano quindi solamente il detenuto, ma anche la vittima e la società
Facciamo prima una prima breve riflessione (continua)

 


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